Progettare il Sapere
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vodblogsite Alla ricerca della scuola 2 0
Le scuole hanno una grande importanza a livello collettivo perché servono a formare le menti che saranno il futuro della nostra società che è profondamente cambiata. Questo cambiamento è un dato che non può non riguardare, e anzi riflettersi in maniera diretta, anche nell'ambito dell'apprendimento.
Gli stimoli informatici con cui veniamo continuamente bombardati permettono la formazione di infinite nuove passioni e l’afflusso di moltissime informazioni, senza permettere però una riflessione accurata su di esse. Si rende evidente quindi il rovescio della medaglia, l’uso di meno parole e di minori capacità di sostare e approfondire.
Poiché la scuola deve far fronte a questo cambiamento, bisogna che chi si rapporta con i ragazzi si renda conto che il “metodo trasmissivo-­‐frontale, con l’insegnante seduto dietro la cattedra e i bambini che ascoltano è superato, perché non permette una costruzione autonoma e critica della conoscenza”; più in generale, le menti degli studenti non possono più venire concepite come spugne che assorbono e restituiscono senza sforzo tutte le opinioni fluttuanti attorno a loro, perché internet attraverso tutorial e applicativi simili, funziona come un’inesauribile fonte di risorse per la mente, che davanti a ciò che le interessa procede come “un polipo che interroga le acque popolose, sceglie, salta, e brandisce i suoi tentacoli nella densità dell’onda e vertiginosamente si impadronisce di ciò che gli conviene”. Lo studente di oggi risulta essere cento volte più vivo dell’immobile spugna di cui parla Valery e, forse anche per questo, tanti docenti si trovano in difficoltà a interessarlo e coinvolgerlo nei programmi didattici classici.
Immagino che la ricerca della scuola 2.0 stia proprio in questo cambio di approccio al sistema didattico e alla progettazione. Da architetto penso che la continua evoluzione del metodo si rifletta inevitabilmente anche a livello architettonico sugli spazi che ospitano questi luoghi di apprendimento, di conoscenza e di sapere. Come il maestro deve essere un costruttore di ponti che collega cultura, così anche gli spazi devono evolversi per poterlo permettere, e gli architetti devono riuscire a creare ambienti adeguati a queste richieste.
Il sistema scolastico ad oggi prevede le aule come parti centrali di un sistema a cui vengono via via sommati spazi accessori (laboratori, sale, corridoi…) ma nella scuola del futuro tutti gli spazi diventeranno accessori e saranno complementari tra loro.
Il nuovo decreto ministeriale, D.M. 11/04/13, prevede una “naturale fluidificazione degli spazi funzionali” dando grande importanza alle questioni di “prestazioni immateriali” quali l’acustica, la climatizzazione, il paesaggio cromatico e luminoso. Per comodità e desiderio di chiarezza, questi luoghi sono comunque divisi in categorie e distinti per funzionalità. Sinteticamente, gli spazi principali coinvolti in un’ottica di aggiornamento sono, in ogni nuova scuola: una piazza o agorà, come punti di riferimento centrale dell’intero edificio; aule o home-­‐base basate su nuovi sistemi di apprendimento e funzionamento interno; atelier o laboratori come spazi del fare, con generalmente dotazioni specifiche e tecnologiche; e luoghi dell’apprendimento informale, che sono pensati come la naturale estensione dell’aula.
Per la verità, gli atelier non sono concepiti differentemente dal metodo classico, come la piazza o agorà non si discosta molto dall’aula magna, che comunque non tutte le scuole italiane hanno. I punti di vera evoluzione architettonica, derivante dal cambiamento di metodo didattico, sono l’home-­‐base e lo spazio di apprendimento informale.
L’home-­‐base ha richieste architettoniche non particolarmente chiare, ma pur sempre chiarificabili, per lo più di ordine tecnico: grande flessibilità degli spazi, arredamento mobile per i diversi ambiti di lavoro, estensione eventuale nell’area dei corridoi, unioni di più aule… Lo spazio informale invece è più complesso, svincolato da vecchie realtà e completamente nuovo.
Parlare di ambiente informale a scuola, può riportare alla mente l’ormai classico problema dello spazio: “pubblico”, “semi-­‐pubblico” e “privato”, tutt’ora irrisolto ma molto dibattuto, e quindi ricondurre a tematiche e discussioni che probabilmente porteranno lo sviluppo di nuove teorie architettoniche nei nuovi edifici scolastici.
Data la situazione economica attuale però, pare comunque lecito chiedersi quando e quanti studenti avranno modo di sperimentare queste nuove teorie, prima che il decreto sia divenuto obsoleto.
A farsi per primi questa domanda sono stati i professori, così si è cominciato a sperimentare già oggi, almeno nei metodi e a parole perché la grande flessibilità richiesta alle scuole 2.0 non è sempre possibile e richiede sforzi economici ingenti e non sempre accessibili.
Dove nelle scuole tecniche questo tipo di cambiamento si può risolvere con relativa facilità, soprattutto perché le aule sono già luoghi non identificativi della classe, bensì complementari ai laboratori e agli altri spazi, questo approccio non è applicabile nei licei, dove risulta più complesso non identificare l’aula come baricentro dell’equilibrio scolastico.
Gli istituti tecnici, infatti, sono da sempre più attivi, perché più pratici e più legati al mondo del lavoro, quindi più reattivi e suscettibili ai movimenti economici e agli “tsunami” con cui si confronta giornalmente la società.
La sfida è riuscire a portare questo cambiamento nelle scuole di pensiero, quelle scuole dove l’attività principale è la lezione frontale. La vera sfida è rendere innovativi i licei.
Con il nuovo approccio didattico non c’è bisogno di un reale fulcro attorno a cui far girare gli studenti, ogni studente è già fulcro di se stesso. L’attenzione dello studente è rivolta su di sé, sulle cose che sta imparando, non facendole.
E’ a questo punto che lo spazio informale diventa quindi il quid, la parte essenziale e di riferimento per le scuole che vogliono cominciare a evolvere e non possono farlo, la difficoltà d’inquadramento di questo nuovo spazio si rivela essere il nodo da cui partire per attuare il cambiamento.


Fonte: http://synergiaprogetti.com/it/