Progettare il Sapere
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Come gestire l'illimitatezza della creatività che ci è aperta dalle nuove tecnologie nel mondo del sapere?
Come organizzare la scuola, spazio del sapere globale?
Come calare la scuola nella città aumentandone la  resilienza e l'inclusione?
Ne abbiamo parlato via Skype con la Prof. Dianora Bardi, Vice Presidente del Centro Studi ImparaDigitale, ma, prima di tutto, insegnante al liceo scientifico “F.Lussana" di Bergamo.
L'ingresso del computer e della rete nella scuola è stato caotico e piuttosto spontaneo. La prima ondata ha visto riversarsi l'interesse sulla questione tecnica (quali sistemi operativi, quali macchine, ecc.), provocando generalmente un rifiuto nel mondo degli insegnanti a causa della loro scarsa competenza sul campo. L'attenzione è caduta poi sui mezzi, l'e-book come nucleo della cultura connessa,  e infine sugli arredi, l'aula come spazio super attrezzato per la connessione, con l'esito di produrre esperimenti molto evoluti ma incapaci di influire sostanzialmente nella didattica.
Dianora Bardi ci spiega come l'innovazione deve partire dalla didattica stessa e da lì poi generare tutte le ondate di innovazione successive, i nuovi strumenti, i nuovi spazi, ecc. La sua esperienza al liceo di Lussana si apre con la sperimentazione sugli e-book e la conseguente organizzazione didattica secondo il modello delle isole e del lavoro a gruppi: il docente divide la classe in gruppi di lavoro tematici, ogni gruppo fa il proprio lavoro e alla fine relaziona al resto della classe con una sintesi.
Questo mette subito in evidenza un problema: con le isole, il sapere, che è già caotico nella rete, si frammenta ancora di più, gli studenti apprendono solo attraverso le sintesi veloci dei compagni e non approfondiscono realmente gli argomenti, l'insegnante mantiene il ruolo di decisore che impone ordini. Per finire questo modello da grandi problemi di valutazione perché l'insegnante non è in grado di interagire efficacemente con il lavoro degli studenti.
Si arriva al metodo della "classe scomposta" organizzato sul singolo studente: ciascuno ha la piena libertà di organizzare il proprio programma di apprendimento, di muoversi in un rapporto forte con l'esterno, consultare la rete, l'insegnante, gli altri studenti in base ai bisogni e alle preferenze. L'insegnante fa una programmazione per competenze e da i nodi fondamentali di ricerca a tutta la classe che poi si auto-organizza per apprenderli. L'insegnante è così un accompagnatore, una guida. Alla fine del lavoro, in un brainstorming collettivo, ci si confronta sulla conoscenza acquisita e si produce la comunicazione del lavoro (pagina wiki, e-book, ecc.)
Secondo Dianora Bardi la scuola è lo spazio per educare i cittadini digitali, e ha il ruolo di integrare le conoscenze tradizionali con le nuove competenze richieste dal mondo del lavoro (http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1507), in particolare con la capacità di riflessione che deriva dalla molteplicità delle fonti a disposizione. Gli studenti di oggi sono multitasking, hanno una grande capacità di collegare gli argomenti fra di loro, ma la scuola deve dare gli strumenti e le capacità per saper leggere tutte le fonti e trattarle correttamente (vedi ad esempio le regole sul copyright, l'individuazione delle fonti scientifiche, ecc.)
La scuola rimane, ma si apre all'esterno e modifica la propria impostazione.
A questo punto ci interessa capire quali implicazioni per lo spazio ha una didattica di questo tipo. È chiaro che è necessaria una ristrutturazione generica degli spazi, che rispecchi il ribaltamento pedagogico avvenuto, con ambienti più grandi, aule "mobili", arredi destrutturati.
Partendo dal presupposto che la scuola italiana è fondata sull'aula,  è qui che prima di tutto è possibile agire. L'esperienza del liceo Lussana di Bergamo ha portato la Prof. Bardi a buttare letteralmente fuori nel corridoio i banchi durante l'ora di lezione e a rivedere completamente lo spazio dell'aula in modo che assomigli il più possibile allo spazio di casa. Ogni studente si crea la postazione più funzionale in base al proprio metodo di lavoro. Il banco è un oggetto e come tale va usato all'occorrenza.
A questo punto chiediamo cosa ne pensa del recente D.M. 11/04/2013 sull'edilizia scolastica (http://www.edscuola.eu/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/liee_guida_11413.pdf), che è basato su uno spazio scolastico di stampo nordeuropeo con al centro la piazza. "Io devo vivere nella mia classe" è la risposta. La scuola concepita sul modello del D.M. 11/04/2013 è ancora distante da una grande parte delle scuole italiane.
Per una documentazione sul metodo didattico "La classe scomposta" è possibile scaricare l'e-book gratuito alla pagina http://www.imparadigitale.it/formazione-2/gli-ebook-sul-metodo-bardi-imparadigitale/
Per il curriculum completo di Dianora Bardi visitare la pagina http://www.imparadigitale.it/bio/dianora-bardi/

Fonte dell'immagine http://ccgsapp.org/

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#Intelligent School Design 2014