Progettare il Sapere
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Premesssa
Se diamo per certo che ogni ondata innovativa ha comportato una crescita esponenziale e non lineare del sapere dell’uomo, inteso come conoscenza ‘applicativa’ del mondo; se diamo per scontato che il prossimo evento disgregatore è determinato dalla centralità del sapere e se ci affidiamo all’espansione tendente all’infinito delle memorie e dei database, quali sono le trasformazioni fisiche, tecnologiche e di apprendimento conseguenti?
 
Database
La continua espansione delle memorie, la continua espansione delle informazioni sono il ‘nuovo’ database della conoscenza. Lo spazio fisico diventa spazio virtuale. Internet, cloud, socialmedia sono le ‘nuove biblioteche’. Ma tutto ciò non basta. Possiamo apprendere raggiungendo il più alto numero di informazioni che l’uomo abbia mai avuto a disposizione attraverso database in continua espansione? Il database è sufficiente, da solo, ad evolvere la conoscenza?
Il database è lo stock del sapere. Ma quali son i flussi del sapere?
Se paragoniamo il sapere all’universo e quindi l’espansione del sapere all’espansione dell’universo – ovvero il big bang - potremmo mai raggiungere la conoscenza completa o avere il modo di comprenderne il funzionamento generale e quindi apprenderlo e insegnarlo?  Se la teoria della relatività e la meccanica quantistica spiegano l’universo, quali sono i flussi che spiegano il sapere?
 
Flussi
E’ ovvio che la determinazione dei flussi sia fondamentale per la crescita del sapere, passando attraverso le ondate dell’innovazione tecnologica, sociale, culturale, ambientale e urbana.
Ed è evidente che la conoscenza scientifica si espande di pari passo con l’espansione del database.
I flussi crescono di pari passo con la crescita degli stock.
Infatti se oggi possiamo dire che la conoscenza scientifica raddoppia ogni sei mesi, possiamo anche dire che questa conoscenza è largamente additiva e cumulativa, e solo raramente sostituisce o cancella la conoscenza scientifica precedente. Questo concetto, se trasposto allo spazio fisico, urbano e architettonico che ci circonda, implica che la progettazione urbana passa attraverso trasformazioni successive e raramente attraverso la cancellazione dei luoghi.
 
Architettura
Citando Bernard Tschumi in Event cities 3: “Non c’è architettura senza concetto – un’idea generale, un diagramma o porzione che dia coerenza e identità all’edificio. Il concetto, non la forma, è quello che distingue l’architettura dal mero edificio. Allo stesso modo, non c’è architettura senza contesto (ad eccezione dell’utopia). Un’opera architettonica è sempre in situ, o “in situazione”, localizzata in un luogo e all’interno di un ambiente. Il contesto può essere storico, geografico, culturale politico o economico. […]
Parimenti non c’è architettura senza contenuto. Non esiste uno spazio architettonico senza che in esso accada qualcosa, ci sia una funzione.”
Se definiamo il contesto come il database, il concetto come il flusso e il contenuto come la materia (subject) possiamo affermare che il sapere e l’architettura e/o lo spazio urbano crescono simultaneamente. Pertanto se evolve il sapere è necessario che evolva lo spazio fisico. Come il sapere evolve senza distruzione così lo spazio deve evolvere senza distruggere altro spazio (risorse, energia, consumi, materia). L’evoluzione dello spazio deve essere sostenibile.
 
Sapere e architettura
Luogo, per antonomasia, sinonimo di sapere (parafrasato nelle sue due accezioni di database e flusso) è la ‘scuola’ (dalla scuola materna all’università e oltre). La scuola quindi è quel luogo che deve subire le trasformazioni più evidenti ponendosi al centro di un sistema che va ben oltre i confini del lotto su cui insiste. La scuola si rivolge alla comunità locale e globale. La scuola diventa il luogo che accoglie il sapere, lo elabora e lo distribuisce. E’ il contenitore che su di un determinato contenuto recepisce il contesto ed elabora concetti.
 
Scuola
A questo punto quali sono le trasformazioni fisiche del contenitore del sapere? Se il sapere è determinato da una crescita esponenziale, inclusiva, cumulativa e generativa, come può l’architettura scuola avere una crescita esponenziale, inclusiva, cumulativa e generativa? Lo sviluppo delle nanotecnologie così come l’espansione delle memorie hanno l’effetto positivo di permettere la crescita esponenziale dello spazio di archiviazione, del database portando quindi, paradossalmente, a potere diminuire lo spazio fisico della scuola contenitore a favore dell’espansione dello spazio destinato all’elaborazione dei concetti. Se la crescita del sapere può essere infinita, se la crescita delle memorie è anch’essa infinita, è pur vero che lo spazio fisco è finito. Se lo spazio fisico è finito, bisogna ragionare in termini di trasformabilità degli spazi, attraverso processi generativi che ne sfruttano la flessibilità.
 
Progetto
Come si determina la trasformabilità fisica dello spazio e delle architetture? Quali processi, o flussi, si devono applicare all’architettura ‘scuola’ per renderla flessibile e trasformabile nel tempo? In funzione delle previsioni di crescita del sapere, del tempo di sedimentazione e trasformazione dello stesso, come si strutturano e progettano architetture ‘resilienti’?
Partendo dallo stato dell’arte[i] delle scuole di Bassano quali sono le trasformazioni possibili per portare l’edifico ‘scuola’ verso l’architettura ‘scuola’ resiliente?

[i] Si noti la differenza tra stato dell’arte e state-of-the-art. In italiano stato dell’arte ha un’accezione relativa al passato, infatti spesso si usa per determinare qual è lo stato delle cose fino ad oggi. In inglese state-of-the-art ha un’accezione relativa al futuro, infatti si usa con il significato di avanguardia e quindi si usa per determinare qual è lo stato delle cose a partire da oggi.

Fonte dell'immagine: www.astromia.com

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