Progettare il Sapere
facebook ico   issuu ico   slideshare ico   linkedin ico   youtube ico  

Search Our Site

Immagine_anna_ave_low.png

Diversità come rinnovamento

Considerando che più del 50% della popolazione mondiale (3,3 mld di persone) vive nelle città, dove avviene circa il 75% della produzione economica mondiale (con un aumento previsto di 5 mld di persone nei soli prossimi 20 anni) si rende necessario  un cambiamento radicale nella pianificazione urbana al fine di sviluppare città più efficienti, coese, innovative e autosufficienti.

 

Evoluzione della struttura urbana

Di fronte al processo già in atto di declino che le città stanno affrontando solo una è la parola chiave di possibile rinascita: diversità. Le città stanno assistendo ad un processo di diminuzione e invecchiamento della popolazione, non sostenuta da una solida base di servizi; una difficile burocrazia che offre molteplicità di enti intermedi ma che in sostanza rende difficile l'organizzazione; la crescita del divario fra aree ricche e povere. L’apertura alla diversità è un fattore strategico, giacché un sistema chiuso perde la capacità di rinnovarsi (in quanto ogni città è complessa, formata da molte culture). La diversità genera un sistema urbano creativo e collaborativo ed ha come unico scopo la creazione di una  città connessa, ricca di  infrastrutture, ad una città come centro di conoscenza, tesa al dialogo fra diversità, ad una città come enorme biblioteca, dove al posto dei libri vi sono i cittadini.

First people

 E' fondamentale attuare prima la  riqualificazione delle risorse umane rispetto alla storica centralità delle risorse fisiche. La sfida per la città è confrontarsi con la nuova geografia: economica, sociale, demografica, caratterizzata dalla moltitudine delle etnie. Altre sfide riguardano il sistema delle preferenze, gli stili di vita, la questione dell’uniformità di abitudini, le opportunità e difficoltà per le giovani coppie.

Dal governo alla governance

È necessario passare da un sistema top-down ad uno bottom-up, fondato sull'interazione delle diverse figure trasversalmente ai diversi saperi, passare da una tecnocrazia monopolista ed accentratrice ad una democrazia deliberativa ove le diverse parti attuano una serie di discussioni e solo ad accordo ottenuto possono si può deliberare. Il problema dei piani è che azzerano le iterazioni umane (planning versus human interactions): la città è il luogo di identificazione delle persone che la abitano., e se è vero che il principio fondante è la diversità, allora bisogna accettare che l'ordine impartito dalle pianificazioni territoriali è un'utopia, se inteso come immutabile. La diversità implica dinamismo, adattabilità, risoluzione continua di nuovi conflitti. Diversità è mutevolezza.

Il ruolo del Pubblico è “definire gli obiettivi, stimolare l’aggregazione di portatori di interessi, coinvolgere la gente visualizzando e descrivendo la qualità, avviare strutture regionali, definire la qualità (culturale, sociale ed economica) che si vuole ottenere e monitorare con severità i risultati”.

L'economia è strumento, non dal budget alla creazione di valore , bisogna rivalutare il ruolo dell’educazione ,si è investito troppo nei luoghi e troppo poco sulla gente.

Progettare è un processo e non un risultato

Il processo non può essere graduale come le p.a stanno facendo ora, ma deve poggiare sulle disruptive innovation (pc, tablet, smartphone, tecnologia a portata di tutti), immediate, veloci, connesse alla rete e rapide quanto lei, che favoriscono modelli di organizzazione sociale potenzialmente adhocratici in alternativa a quelli gerarchici, generando quindi nuove relazioni e nuovi processi urbani.

 

Cambiamenti urbani e il sapere

Come possiamo, quindi, dare valore alle nostre città utilizzando la tecnologia?

Come possiamo concepire l'habitat umano come una rete, connettendo risorse fisiche ed immateriali? Semplicemente notando che sia il nostro mondo fisico che la rete ragionano alla stessa maniera, ovvero basandosi sugli stessi concetti, quali ambiente, nodi, connessioni ed informazioni.

Una città è un sistema di sistemi combinati in una matrice composta da cittadini, informazioni, ambiente naturale, infrastrutture, spazi pubblici e nodi. Tutti questi sistemi a tutte le scale possono scambiarsi informazioni.

Con la rivoluzione cibernetica e l’evoluzione tecnologica il progetto deve confrontarsi e saper trarre vantaggio dalle capacità accresciute di cittadini e progettisti, si passa dal libro alla memoria artificiale prima del computer poi a quella della rete, giungendo a quella illimitata del computer neuronale, capace di gestire criticamente informazioni con modelli ‘biologici’ .

La capacità aumentata , unita alla ricerca verso nuove tecnologie e alla scarsità delle risorse ha fatto in modo che l'asse dell'azione progettuale si spostasse dalla produzione di esomacchine (la casa, le auto, ...) ingombranti e ad alto consumo di materia verso le opportunità della dematerializzazione (saper coniugare strutture fisiche con strutture immateriali, per es. la comunicazione, o di micro dimensioni, per es. le nanotecnologie). Portate alla mano di tutti, queste tecnologie divengono disruptive innovation (pc, tablet, smartphone, tecnologia a portata di tutti), immediate, veloci, connesse alla rete e rapide quanto lei, che favoriscono modelli di organizzazione sociale potenzialmente adhocratici in alternativa a quelli gerarchici, generando quindi nuove relazioni e nuovi processi urbani, perchè incide sia sulla struttura della base produttiva, sia sulla catena di creazione del valore(disruptive innovations&economic change). Questi nuovi nuovi flussi sociali e di risorse portano a nuovi modelli di progetto proattivi e  collaborativi, operano per feedback,  e sono organizzati secondo il modello della piattaforma aperta (cloud + connettività + interattività = piattaforme).

Bisogna investire su due fronti, dunque, le risorse umane (per questo ogni progetto deve stimolare coesione, rivalutare la diversità, favorire la crescita delle conoscenze, essre contenitore di nuove idee e di sempre nuova creatività) e sulle infrastrutture che si dividono nelle seguenti categorie:

- green infrastructures, a servizio di un modello di progettazione antropocenetico. Esse comprendono: gli ecosistemi, l’acqua, la produzione di cibo;

- produzione di energia rinnovabile, che implica progettare per smart grid;

- mobilità fisica, delle informazioni e produzione di big data

Knowledge infrastructures

Queste ultime costituiscono il nodo  per lo sviluppo delle risorse umane è necessario attuare una riqualificazione del sapere, attraverso opportunità e strumenti che possano produrre creatività.

#Intelligent School Design 2014intelligent_school_design_tsunami_low.png