Innovare il progetto
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IMPARARE_A_PROGETTARE_con_i_flussi_-_ottobre_2014.jpgSe dovessi rappresentare l'uomo del 2014, dopo aver visitato la Biennale di Rotterdam, disegnerei un uomo al centro di un cerchio chiuso in cui ruotano alberi, animali, edifici, acqua, macchine, ecc: l'uomo immerso nel ciclo dei flussi urbani di una città a zero emissioni.

La Biennale apre con un assunto di base: siamo entrati nell'era dell'Antropocene, cioè l'era geologica in cui l'uomo con le sue attività è in grado di influire sui processi naturali e geologici. Questo implica un ribaltamento dei punti di vista nell'ambito della progettazione urbanistica e territoriale. Le attività umane e il sistema infrastrutturale che le supporta non vanno più intesi come mezzi per il soddisfacimento dei bisogni umani attraverso lo sfruttamento delle risorse a disposizione, ma diventano parte integrante dei cicli della natura, e sono quindi da intendersi come anelli del metabolismo globale di risorse ed energia. 

La tradizionale distinzione tra uomo e natura si modifica. Quello che noi normalmente chiamiamo 'natura' e associamo al senso di primitivo, selvaggio, incontaminato, ricco, in realtà è una costruzione mentale, poiché l'influenza umana è arrivata ad alterare completamente la maggior parte dei cicli terrestri biotici e abiotici - la formazione dei suoli, la circolazione delle acque, la composizione chimica dell'aria, la biodiversità - al pari di un fenomeno di portata planetaria quali le glaciazioni, le eruzioni vulcaniche ecc. In questa visione il compito dell'urbanista, del pianificatore e dell'architetto va rigenerato per trovare soluzioni capaci di integrarsi, e non di attaccare, il patrimonio di risorse necessario per la vita dell'uomo, e la cui sopravvivenza, è in mano alla responsabilità dell'uomo stesso.

La Biennale prende atto che la crescita esponenziale della popolazione si accompagna alla crescita della città e ad una diminuzione della sua densità. La città è la maggiore opportunità di rinnovo dei paradigmi progettuali nella direzione dello studio del suo  metabolismo.

Lo IABR 2014 lancia le basi per un programma di 'reinvenzione' infrastrutturale della città proponendo un abaco che va dal sottosuolo (sezione 'Exploring the underground'), agli ecosistemi terrestri (sezione 'A planet cultivated') al paesaggio urbano  (sezione 'Strategies for the urban landscape'), ma il lavoro più corposo si trova nella sala del 'Metabolismo urbano' in cui si opera una sorta di anatomia del 'corpo urbano', una galleria che ricorda una sala operatoria, in cui ogni banco di lavoro disseziona un flusso specifico (aria, acqua, cibo, energia, ...) e dispone i risultati  lungo scaffali metallici allineati in una griglia ortogonale. La Biennale in questo mi appare come un antidoto alla perdita di metodo avvenuta nella pianificazione.

È apprezzabile che l'esposizione lasci spazio anche all'improvvisazione attraverso la mostra 'Pure resilience', in cui, in modo volutamente crudo, evidenziato dalla  sua collocazione nelle sale del museo di storia naturale immerse nell'odore di formalina, vengono esposti animali imbalsamati ritrovati nei loro habitat urbani/naturali: il pezzo più emblematico è la raffigurazione del cigno che ha nidificato ad Amsterdam con il fil di ferro e altri rifiuti.

Questo a rendere evidente che la città stessa è permeata di natura, gli animali e le piante vi si sono già adattati grazie alla loro capacità evolutiva. Ora sta a noi prenderne atto e iniziare a 'costruire i nostri nidi' in modo più intelligente.

La mostra evidenzia la vicinanza tra le morfologie territoriali olandesi e italiane: diffusione urbana 'a tappeto', territorio ad alto rischio idrogeologico, produzione agricola a monocoltura, la produzione industriale prevalentemente di piccola/media scala, la dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento energetico. Questo apre la possibilità di costruire un tavolo comune per la ricerca di best practices condivise.

La soluzione per lo sviluppo della città futura proposta dagli olandesi è sia di tipo organizzativo sia di tipo progettuale. Per quanto riguarda l'organizzazione la Biennale è ideata come una piattaforma. Questa piattaforma si occupa di articolare il progetto sostenibile in risposta alle maggiori sfide globali per lo sviluppo territoriale: cambiamento climatico, disastri ambientali, crisi demografica e occupazionale. La piattaforma è costituita dal Ministero olandese per le infrastrutture e l'ambiente, dall'istituzione per la promozione culturale olandese 'Industrie Creative' e dalla municipalità di Rotterdam. Il lavoro consiste nello studio dei principi, delle strategie e dei modelli di progetto offerti dal mercato internazionale, e nella continua proposta di soluzioni progettuali innovative, per costruire un catalogo di best practices virtuose, esportabili globalmente.

Per questo, la maggior parte dei progetti presentati propongono schemi a matrice, oppure 'toolkit', cioè sistemi pre-programmati in grado di funzionare con variabili molto diverse.

Dal punto di vista del progetto gli sforzi sono stati concentrati nei tre macro progetti per l’isola di Texel, la città di Rotterdam e l’area metropolitana del Brabant. La critica a riguardo è che, sebbene dal punto di vista dei principi i tre progetti siano ben strutturati, nell'effettiva realizzazione non vengono approfondite le potenzialità date dalle innovazioni dirompenti, ad esempio biotecnologia, nanotecnologia, neuroscienza, bioingegneria, ecc., come ci si sarebbe aspettati  dalle premesse esposte. Da questo punto di vista appaiono più interessanti alcuni progetti minori esposti nella sala del 'Metabolismo urbano', come 'High tech indoor farming for the city', di Shift Architecture + Urbanism e 'Metropolitan Agriculture' della Metropolitan Agriculture Foundation, che propongono nuovi spazi per la produzione urbana di cibo, integrati con le attività cittadine per evitare lo sprawl,  il progetto 'Wind city climate'di Krautheim, Pasel, Pfeiffer, e Schulz Granberg, che propone morfologie edilizie in grado di interagire con la ventilazione naturale, il progetto 'From waste to resource' di Nedvang, che propone strategie per immettere i rifiuti nel ciclo urbano come nuove risorse.

In genere sembra che la mostra apra gli occhi su una dimensione del progetto architettonico e urbano tradizionalmente risolta con il termine 'impianti'. Il nuovo progetto che si propone è quello di saper manipolare acque, materiali, rifiuti, sedimenti, aria, cibo, insetti, suolo, energia, ecc. in modo integrato. Lo spazio per la vita degli uomini è un luogo da cui egli sia capace di gestire senza rovinare questi cicli di base.

In Italia la ricerca architettonica sull'applicazione di innovazioni come biotecnologia, nanotecnologia ecc, che potrebbero permettere questo nuovo passo progettuale, è limitata, oppure presenta delle punte di spicco, ma non organizzate in  sistemi capaci di farle diventare prodotti a larga diffusione, come invece sta riuscendo a fare l'Olanda.