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The foodprint (pression on the earth caused by the withdrawal of food) is set to increase within year 2025, due to the growth of earth population that, according to expectations, will reach 8.5 billion inhabitants, 83% of them living in big cities whithout the certainty to be able to satisfy food needs. The mainstream strategy for alimentary production will have to accept this challenge, avoiding to continue to rage against the high biotic value grounds and investing on new ways to product food. The first scenarios on this issue have lead to the development of the vertical farm paradigm, a self sufficent skyscraper able to product the necessary food to feed its inhabitnts reducing the production surface of 97%.

This could not be enough if the actual consumption trend would reach the entire growing population. On this issues are working prof. Jakub Dzamba and his research team at the Toronto University, confident that the cultivation of microalgaee and insects farming represent a “sustainable food” resource, since they satisfy the proteic need polluting for each kg, approximately 99% less than ruminants and about half than swine. The project “Third Millenium Farming” (3MF) developed by this research group, takes advantage og the microorganisms’ ability (algae and fitoplancton) and of the insects to rapidly reproduce and with a low resource and ground consumption, to product food. The reduction of the enviromental impact in the alimentary sector will radically change the metabolism of the city, inserting at the beginning of the food production chain the remains of the disposal of organic waste.
The city will “enlighten of green” in the night when the foto-bioreactors of the buildings will make the algae grow 24 hours a day using nutritional substances found in the cities wastewater, eating co2 and reoxigening the polluted air of the city. In the suburbs, the farmers will work to maintain meadows and parks free from chemical substances, making the vegetation grow as fast as possible to feed the “micro livestock”

Il foodprint (pressione sulla terra causata dal prelievo di cibo) è destinato ad aumentare entro l'anno 2025, a causa dell’aumento della popolazione mondiale che, secondo le previsioni, raggiungerà 8,5 miliardi di abitanti, e nell’83% dei casi vivrà nelle megalopoli con l'incertezza di soddisfare i propri bisogni alimentari. Le tradizionale startegie per le produzioni alimentari dovranno accettare questa sfida, evitando di infierire ancora su i terreni ad alto valore biotico e investendo su nuovi modi di produrre cibo. I primi scenari che su questo problema hanno portato allo sviluppo del paradigma della vertical farm, grattacielo autosufficiente in grado di produrre il cibo necessario a sfamare i suoi abitanti riducendo la superficie di produzione del 97%. Questo però potrebbe non bastare se i trend di consumo attuali dovessero distribuirsi sull’intera popolazione in crescita. Su questi temi lavora il prof. Jakub Dzamba e il suo team di ricerca dell’ University of Toronto, convinti che la coltivazione di microalge e l’allevamento di insetti rappresentino una risorsa di “cibo sostenibile” in quanto sopperiscano al fabbisogno proteico inquinando al chilo, circa il 99% in meno dei ruminanti e almeno la metà dei suini. Il progetto “Third Millennium Farming” (3MF) sviluppato da questo gruppo di ricerca sfrutta la capacità dei microrganismi (alghe e fitoplancton) e degli insetti di riprodursi rapidamente e con un basso consumo di risorse e suolo, ai fini di una della produzione alimentare. La riduzione dell’impatto ambientale del settore alimentare cambierà in modo radicale il metabolismo della città, inserendo all’inizio della catena di produzione alimentare il prodotto dello smaltimento dei rifiuti organici.
La città “si illuminerà di verde” di notte quando i foto-bioreattori degli edifici faranno crescere alghe 24 ore al giorno utilizzando sostanze nutritive trovate nelle acque reflue della città, cibandosi di CO2 e riossigenando l’aria inquinata della città. In periferia, gli agricoltori lavoreranno per mantenere prati e parchi liberi da sostanze chimiche, facendo crescere il più possibile la vegetazione per alimentare il “micro-bestiame”.