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vodblogsite Progressive LearningJoan Ockman, in questo articolo apparso nella  Architectural Review dell’11.12.2014 fa un bilancio critico degli effetti delle  nuove tecnologie, della globalizzazione, dell’ambientalismo e della ristrutturazione economica dell’accademia che hanno trasformato la faccia dell’insegnamento e della ricerca nelle scuole di architettura negli ultimi tre decenni.

Traduzione di Giuseppe Longhi.

 

 

Le nuove tecnologie, la globalizzazione, l’ambientalismo e la ristrutturazione economica dell’accademia hanno trasformato la faccia dell’insegnamento e della ricerca nelle scuole di architettura negli ultimi tre decenni.

Quando ho iniziato la mia carriera accademica a metà degli anni ’80insegnando storia e teoria dell’architetturaalla Graduate School di Architettura e Pianificazione della ColumbiaUniversity, non era ancora stato avviato il dottorato in Architettura, così come non esisteva l’Advanced Architecture Design (AAD) - un corso di laurea post-professionale ad orientamento internazionale,che oggi conta oltre 100 studenti , e la 'P' di preservation (conservazione) non faceva parte dell'acronimo della scuola (ora GSAPP).

Non c'era la laurea in Real Estate Development, oggi fonte importante di risorse economiche e serbatoio di alunni benestanti, e il nuovo programma in Pratiche critiche, curatoriali e concettualisarebbe arrivato un quarto di secolo più avanti. L’AveryLibrary era, come era stata per tre quarti di secolo, il gioiello del palazzo Beaux-Arts che ospitava la scuola. Alla fine del 1980, quando Bernard Tschumiè divenuto rettore dopo James Polshek, sono stata nominata responsabile di un nuovo programma editoriale, che comprendeva una newsletter, cataloghi e opuscoli legati alle mostre e una nuova collana di libri che ha avuto inizio con il mio “Architecture Culture 1943-1968: A Documentary Anthology”; ho lavorato con un budget ridotto, i servizi di stampa esterni e una serie di preziosi assistenti studenti.

 

Quando ho lasciato la Columbia nel 2008, Avery Hall stava scoppiando con quasi il triplo di studenti, metà dei quali donne; computer e internet avevano trasformato non solo lo studio della progettazione, ma anche il sistema delle pubblicazioni di architettura e la ricerca; e un terzo decano, Mark Wigley, ha piani ambiziosi per la creazione di sedi satelliti in tutto il mondo, sul modello del Guggenheim Museum. Il Buell Center per lo studio dell’Architettura americana, che ho diretto per 14 anni a partire dal 1994 era in piena espansione grazie al mio successore, Reinhold Martin. Oggi il sito web della GSAPP elenca almeno 15 'laboratori', 'unità', e 'piattaforme' che operano nella scuola, ciascuno con un proprio direttore; un elenco crescente di libri, riviste e pubblicazioni digitali e una continua evoluzione di partnership con fini di lucro con aziende come Audi.1 (Ci sono laboratori dedicati alla comunicazione dell’architettura, all’architettura di rete, alle soluzioni architettoniche non lineari, all'urbanistica sostenibile; un Cina Megalopoli Lab, un Lab latino, e un Global l'Africa Lab; e persino una Lab della morte, descritto come uno ‘spazio di ricerca e progettazione trans-disciplinare' focalizzato sulla ' riconsiderazione di come viviamo la morte nella metropoli').

 

Le cose sono cambiate. Le trasformazioni nella scuola di architettura alla Columbia Universityriflettono non solo le intelligenti strategie d’avanguardia dei due suoi più recenti rettori, ma riflettono, più in generale, le profondetrasformazioni che hanno avuto luogo nelle scuole di architettura nel corso dell'ultima generazione per l'impatto delle nuove tecnologie, della globalizzazione e della ristrutturazione economica del mondo accademico. Esse interessano tutto, dal singolo piano di studi alla cultura istituzionale complessiva; questi cambiamenti hanno inevitabilmente avuto effetti collaterali sulla didattica della storia dell'architettura e della teoria. Ci sono almeno cinque tendenzesignificative.

 

In primo luogo, il corpo di studenti sempre più cosmopolita prodotto dalla globalizzazione ha richiesto significativi aggiustamenti pedagogici. Occorre distinguere tra lostorico spirito internazionale della scuola - dall'esperienza di imparare da e in luoghi stranieri lungo il percorso dal Grand Tour alla ÉcoledesBeaux-Arts–e l’attuale cosmopolitismo degli studenti, altamente diversificato e fluido,  legato alla geopolitica e all’economia contemporanea. Di recente, per esempio, i paesi duramente colpiti dalla recessione del 2008 hanno inviato un minor numero di studenti negli Stati Uniti, mentre un maggiore afflusso è venuto dall'Asia. Questo ha aumentato la pressione sugli insegnamenti di storia dell'architettura ad ampliare i canoni, che incorporano luoghi, protagonisti ed esperienze non occidentali. Questo cambiamento è sia benvenuto che problematico.Il ‘The Future Since 1889: A Worldwide History’ di Jean-Louis Cohen (Londra: Phaidon 2012) è un indicatore del cambiamento. A differenza di molteprecedenti storiografie dell’architettura moderna, da Giedion e Pevsner a Zevi, Banham, Frampton e Tafuri (con la parziale eccezione di William JR Curtis, Architettura moderna dal 1900, Oxford, Phaidon, 1982) – tutte basatesu narrazioni critiche dell'architettura occidentale –l’opera enciclopedica di Cohen spazia su tuttoil pianeta. Essa non pretende di essere semplicemente un’indagine più inclusiva, ma, pur procedendo per ampie pennellate, rende la centralità del tema del globalismocon le sue potenzialità e le sue problematiche. Nonostante l’abilità dell'autore nell’organizzare una massa enorme d’informazioni, è facile per i lettori perdersi, a causa della molteplicità di input della narrazione.

 

Il complesso di risposte alla globalizzazione ha avuto effetti profondi anche a livello di dottorato. Oltre all’ampliamento del campo, l'apertura di nuovi archivi in ​​luoghi in precedenza inaccessibili o remoti, come l'ex Unione Sovietica, e l'introduzione di nuovi attori e oggetti hanno alterato sia il contenuto che il nostro modo di pensare la storia e storiografia dell’architettura. Trovo affascinante, e un pòironico, che molti studenti stranieri che vengono negli Stati Uniti per ottenere un dottorato di ricerca finiscono, dopo molte discussioni, di scegliere temi legati al loro paese di origine. E'come se la distanza geografica offrisse un utile spazio psicologico ed emotivo nonché una maggiore possibilità di prospettiva critica sulle cose vicino a casa. Questo fenomeno può anche porre problemi, tuttavia, quando uno studente ad esempio dalla Turchia o dalla Cina, sceglie di lavorare su un argomento di cui nessuno nella facoltà ha alcuna competenza, fosse soloper la non competenza linguistica. Le scuole possono ovviare al problema con nuove strategie, come ad esempio portare studiosi esterni specializzati come consulenti e anche consentendo loro di essere presenti alle prove orali, o utilizzare mezzi di comunicazione come Skype. Il punto, però, è che la civiltà globale sta trasformando le borse di studio dal punto di vista non solo quantitativo ma anche qualitativo.

 

La seconda importante tendenza è l'allargamento dei confini disciplinari dell'architettura, che è stato incoraggiato non solo dalla crescita degli studi postcoloniali in tutta l'università nel corso degli ultimi decenni, ma anche, e soprattutto, per l'impatto più recente dell’ambientalismo, sia dal punto di vista teorico che professionale. Sono rappresentative di questodue tesi di laurea di cui sono a conoscenza, elaborate da studenti stranieri che trattano dei loro paesi. Una è sull’interconnessione di agricoltura, infrastrutture nazionali e architettura nell'India postcoloniale, l'altro su un simile insieme di relazioni nell’Israele post-1948. Questi lavori, probabilmente, non sarebbero stati effettuati all'interno di un dipartimento di architettura un quarto di secolo fa. Mentre il secondo si occupa della rappresentatività civica dell’architettura, il primo più semplicemente ridefinisce l'architettura come l'incarnazione di "rassicuranti ideologie, competenze tecnico-scientifiche, volontà dello stato”. Non c'è dubbio che analizzando gli argomenti delle tesi in architettura dell'ultimo mezzo secolo si potrebbe elaborare un quadro rivelatore dei modi in cui il campo intellettuale si è modificato. In effetti, si resta sorpresi nel rendersi conto che a partire dal 1962 ad oggi negli Stati Uniti è stata scritta una sola tesi di dottorato sull’argomento della moderna architettura europea. Il provincialismo delle borse di studio di architettura americanesi è accompagnato alla sua strettadisciplinarietà, con il prevalere a lungo, di riflesso,di questioni di forma e stile. Oggi il pendolo sta oscillato lontano,in direzione opposta.

 

Una terza tendenza ha a che fare con quella che chiamo l'accelerazione della storicità. Si era soliti pensare che dovesse trascorrere un intervallo di almeno 30 anni prima che il passato potesse essere staccato dal presente come oggetto di studio storico. Ora i confini tra critica e storia dell’architetturasono diventati più sfocati. Eventi passati sembrano retrocedere sempre più rapidamente nell’impeto di novità tecnologiche e di altri cambiamenti e altreperiodizzazioni - 'anni Settanta', 'anni ottanta', 'anni novanta' - si accumulano, si prestano alla storicizzazione immediata. Nei primi anni ‘90, quando ho elaborato la mia antologia sul quarto di secolo dopo la seconda guerra mondiale, la conoscenza di quel periodo era frammentaria e in gran parte aneddotica. Gran parte della cultura architettonica del 1940-1960 era ancora terra incognita per gli studiosi, e alcuni studenti americani non sapevano nulla ad esempio di Ernesto Rogers e Cedric Price. Ma queste lacune nel panorama del tardo Modernismo sono statecolmaterapidamente ed efficacemente con nuove borse di studio. Oggi è l'ascesa di internet e gli eventi del 9/11 che appaiono come grandi divisioni, suggerendo nuovi approcci alla periodizzazione. I dottorandi stanno già scrivendo la storia del postmodernismo in architettura, con le teorie degli anni '70 e '80 che appaiono antidiluviane.

 

Il mio suggerimento che l'esame degli argomenti di tesi in un particolare arco di storia fosse un utile soggetto di ricerca non era fantasia. Ricordo di essermi stupita nei primi anni '80, quando un professore di architettura presso l'Università del Maryland entrò nel mio ufficio in una casa editrice di New York (questo è stato prima che iniziassiadinsegnare alla Columbia), con la proposta di un libro basato sulla analisi comparativa degli indici di diverse centinaia di libri di architettura. Egli intendeva in tal modo valutare e misurare la reputazione dei singoli architetti. Questo avveniva primadell’attuale epoca di analisi computerizzata e data mining (per non parlare delle preoccupazioni con le celebrità di architettura); oggi una tale proposta difficilmente sarebbe presa in considerazione (Il libro, di Juan Pablo Bonta, è stato poi pubblicato da MIT Press nel 1996 , con una prefazione di William J Mitchell, una figura pionieristica al MIT negli studi digitali).

La quarta tendenza, infatti, è guidata dall’invenzione di nuove metodologie e tecniche rese possibili da potenti motori di ricerca, da risorse istituzionali online e banche dati, dalla circolazione istantanea di immagini, da programmi di traduzione automatica, così come da media più informali che ospitano raccolte di informazione. Tutto questo ha cambiato il modo in cui gli studiosi fanno ricerca. Per i dottorandi il lavoro d'archivio è ancora il Santo Graal, ma spesso si riduce al lavorare dietro uno schermo. Come la globalizzazione, un comodo accesso alla conoscenza è sia una benedizione che una maledizione. Mentre si risparmia un sacco di tempo e fatica ad accedere ai materiali, essa condiziona in modo sottile anche la ricerca, rendendoci più pigri nell’indagare le cose di prima mano e rendendo più facile per gli studenti (in particolare quelli meno dotati) utilizzare anche il lavoro degli altri (è triste dire che ogginei corsi accademici in Architettura, anche nelle scuole d'elite, è quasi d'obbligo adottare provvedimenti inibitori contro il plagio e scoraggiare l’eccessivo affidamento su Wikipedia).

 

Questi fenomeni diversi ma correlati - la globalizzazione, la dissoluzione dei confini disciplinari, il senso di accelerazione storica e gli effetti delle nuove tecnologie e dei media - sono tra le tendenze salienti che hanno trasformato l’insegnamento accademico e la ricerca in architettura nei primi anni del 21° secolo. Il quinto fenomeno è apparentemente più un problema amministrativo, anche se ha conseguenze profonde per il campo dell’architettura. Quando ho iniziato la mia carriera, era ancora possibile insegnare in corsi accademici di una scuola di architettura senza una laurea (ho solo un BA e un BArch sul mio CV). Questo oggi non è più possibile. Al giorno d'oggi la strada per una carriera accademica professionale è molto meno flessibile e più istituzionalizzata. I dottorandi sono parte di un sistema sempre più irreggimentato e sofisticato. Essi imparano rapidamente a padroneggiare le variabili dei bandiper le borse, per i viaggi di studio, per i colloqui di lavoro,per i protocolli delle dissertazioni, e a navigare nel circuito in continua espansione delle lezioni e delle conferenze. Queste attività formano e punteggiano la loro esperienza accademica ed hanno un’influenza formativa sulle loro carriere.

 

Oggi le scuole di architettura sono indubbiamente centri di produzione di conoscenza; mentre rimangono intense e coinvolgenti enclave di apprendimento, sono molto meno isolate dal mondo reale, in gran parte a causa degli sviluppi appena descritti. Il termine 'Ricerca', un'attività in cui progettisti e studiosi si impegnano con entusiasmo, offre sia un alone di legittimità scientifica e il cachet dell’innovazione. Eppure, nel mondo accelerato in cui abitiamo, a volte non vengono esaminate le premesse, e la raccolta di dati sostituiscel’indagine critica.

Tutto sommato, si tratta di un momento emozionante e creativo se si è studenti; per quelli della generazione a cavallo tra il secolo attualeed il precedente, può essere fonte di disagio.

Fonte dell'immagine: https://www.arch.columbia.edu/programs/1-master-of-architecture